RECENSIONI

Bonaldo Sanna Scariot – Punti d'incontro – 13/Silentes – 2024
su "Orynx-improv'andsounds"

Qui la recensione (in lingua francese). Di seguito una traduzione: 

Eugenio Sanna, il chitarrista pisano, ha più di un asso nella manica. Non contento di suonare e registrare in alcuni incontri di spicco come quelli documentati in Live In Pisa (con Edoardo Ricci & Roger Turner/ Burp Productions) o Water Reflections con Guy-Frank Pellerin & Matthias Boss (FMR), si presta a giochi volatili e particolarmente rumoristici con chiunque gli si presenti, molto spesso con ottimi risultati. Per nostra fortuna, la coppia Lucio Bonaldo (batteria preparata e scultura metallica) e Michele Scariot (walkman e altoparlante “portatile”) ha capito quasi tutto in materia di incroci di pulsazioni e rumori dosati e interattivi. È superbamente rumoroso, micro-dettagliato, complesso e arioso con una dinamica esemplare. Schizza, raschia, stride, scricchiola, ronza, si irta e si diffonde in tutte le direzioni. Il chitarrista sfrega le sei corde con lame e nastri metallici, palloncini, cellophane e oggetti vari. Suono abrasivo, glitch, elettricità vagante. E questo allegro trio è interconnesso su queste frequenze, effetti sonori, interferenze con una forma di percussività ludica apparentemente piuttosto casuale. Qui entriamo nel cuore pulsante dell'improvvisazione libera, ricercata, canaglia, che farebbe passare alcuni tenori di questo movimento come quasi neoclassici contemporanei. Una musica “atomistica”, dove esplodono e si scontrano scintille cosmiche, elettroni incandescenti o carbonizzati, neutroni silenziosi, schegge di metalli rari, scorie ecc. tracciando razzi millimetrici, scintille crepitanti e sulfuree ordinate da un'improbabile teoria dei setacci, una galassia di luci che svaniscono fuori dalla gravità... Insomma, è un album gioioso in cui tre allegri inventori eccentrici creano un universo sonoro che si concentra tanto sull'identità del loro trio quanto si perde nelle ramificazioni più disparate. Punti d'incontro? Direi rizomi, reti volatili, frantumazione del melodico, impertinenza del rumore, manipolazioni improbabili di strumenti al di là della loro ragion d'essere. Una fuga in avanti irrazionale, ma dialoghi riusciti e una qualità ottimale di intrecci spontanei di suoni e rumori a perdita d'occhio... Come mi ha detto Eugenio, questa registrazione effettuata a Vittorio Veneto illustra lo stato d'animo della scena locale del Nord Veneto (Brescia, Padova, Treviso ecc...) diventata recentemente più attiva e ribelle.


Bonaldo Sanna Scariot – Punti d'incontro – 13/Silentes – 2024
su "Blow Up"


Bonaldo Sanna Scariot – Punti d'incontro – 13/Silentes – 2024
su "Rockerilla"


Bonaldo Sanna Scariot – Punti d'incontro – 13/Silentes – 2024
su "SoWhat"

La recensione è disponible a questo link.

Bonaldo Ricci Favaron – Music for Zoe – 13/Silentes 
– 2023
su "Rockerilla"


Bonaldo Ricci Favaron – Music for Zoe – 13/Silentes – 2023
su "Rockerilla"
Qui il link.

Lucio Bonaldo – Concrete Union – Creative Sources – 2021
di Dionisio Capuano
su "Blow Up" #276, maggio 2021






L’IMBROGLIO - Dis/Integrato - M.P. Records 2010 ITA
di Roberto Vanali 


Sotto lo pseudonimo de L’imbroglio, si cela Lucio Bonaldo. Batterista e compositore veneto, non molto noto, ma con all’attivo alcuni lavori molto personali.
L’esordio nel giro progressivo, sempre come L’Imbroglio, è avvenuto con la partecipazione ai tributi della Mellow Records alla musica di Canterbury e ai King Crimson. Dopo due full length, tesi, difficili, vari e, ovviamente, senza successo alcuno: Nel 2005 “Introspettivo” e nel 2007 “Krar Qelt”. Il fatto di puntare coerentemente a proseguire il discorso intrapreso non ci fa che piacere, così possiamo assaporare questo Dis/Integrato, formato da quindici “pensieri sonori” come li definisce lo stesso autore. In effetti la variabilità di durata dai due minuti scarsi della più breve “La Marcia”, ai quasi dodici della più lunga “Chant Noir” rende proprio l’idea di una serie di spezzoni visionari e obliqui talvolta vicini al sogno, talvolta vicini al pensiero sfuggito e volante. All’interno, piccole impressioni musicali vicine all’intimismo minimale, ma anche furibonde sfuriate di free jazz e di improvvisazioni world-etnico-percussivo con forte incidenza della dissonanza e dell’elucubrazione sonora più ardita, ammiccando anche a forme noise di estrazione zorniana, al R.I.O. più beffardo, incostante e meno permissivo e al Canterbury softmachiniano della middle era.
Da ciò si può già capire che il lavoro è complesso e merita un ascolto approfondito e cosciente. Nulla è diretto o subisce tentativi di semplificazione, eppure le parti si innestano con semplicità stilistica di grande maestria, tramutando il tutto in una lunga opera senza soluzione di continuità.
Oltre al titolare del progetto oltre alla batteria e percussioni, si spinge anche alla tromba, altri diciassette strumentisti si alternano a creare i contorti e sognanti affreschi. Tra loro spicca il chitarrista Gi Gasparin, corresponsabile anche della scrittura di alcuni brani, come il pianista Federico De Pizzol.
Complessivamente sono gli aspetti più tormentati a colpire maggiormente. Sottolineo “Laing Opera” con echi della teatralità avanguardistica francese Wakhevitch, Chene Noir. “Ixzi” dove nonostante una serie di fiati tondeggianti non è permesso il superamento di una traiettoria introspettiva che inevitabilmente ricade su se stessa, arrotolandosi in un cupo e devastante scenario Zorn/Beefheart. La lunga e conclusiva “Chant Noir” dove l’avanguardia viene coperta e scoperta di drappi, presi da minimalismi contemporanei, da sequenze di note che riportano a qualcosa di noto, che tentano di creare un approdo sicuro, ma che in realtà sono parte di un’onda sonora, che può solo allontanarci da zone sicure per riportarci nel più temibile maelstrom. Neppure il mellifluo flauto di Bresolin, ci salverà.
Disco cupo, difficile, spesso indigeribile eppure ricco di fascino nascosto e disintegrante. Scelta coraggiosa, per pochi, in effetti.